Nell’articolo precedente avevo cercato di dimostrare come nel tedesco la lineetta svolga alcune funzioni che non hanno riscontro nell’italiano. Avevo inoltre osservato che, in generale, nel tedesco la si incontra più spesso.

Anche se nei testi italiani il suo uso è meno “inflazionato”, è comunque presente. Nell’esempio che segue, tratto dai Promessi Sposi di Manzoni, la lineetta introduce il discorso pensato, mentre per introdurre il discorso diretto si usano le virgolette:

– Che abbia qualche pensiero per la testa, – argomentò Renzo tra sé; poi disse: «son venuto, signor curato, per sapere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa».

Esiste però anche l’uso inverso, che è anzi sempre più diffuso:

«Ma se è felice a sposare me, non posso più farla sposare all’altro», pensò e disse: – Cara, corro a predisporre tutto per la cerimonia.[1]

Come fa notare qui l’enciclopedia Treccani, generalmente basta una sola lineetta per introdurre il discorso diretto, mentre si usa quella di chiusura solo se c’è bisogno di marcare il passaggio dal discorso diretto alla didascalia:

– Ma prima si servono loro.

– Non è mica la roba, è il ricordo che fa, – disse Nando.[2]

Se vogliamo trasporre questi esempi in tedesco, dobbiamo sostituire alla lineetta i cosiddetti Anführungszeichen, che in tedesco introducono il discorso sia diretto che pensato:

 

– Professore, – esclamò Nando a testa bassa, – voi amate l’Italia?

– No, – dissi adagio, – non l’Italia. Gli italiani.[3]

 

„Professor“, rief Nando mit gesenktem Kopf, „Ihr liebt doch Italien?“

„Nein“, sagte ich langsam, „Italien nicht, nur die Italiener.“

Oltre a introdurre il discorso, diretto o pensato, le lineette servono in italiano a delimitare un inciso; in questo caso, rivestono la stessa funzione sia in tedesco che in italiano.

[1] Il visconte dimezzato, Vasco Pratolini

[2] La casa in collina, Cesare Pavese

[3] La casa in collina, Cesare Pavese